ALTRO GIRO, ALTRA CORSA: ALGHERO-FRASCATI-SALERNO IN UN BATTER DI CIGLIA

 




Si riparte per una nuova avventura, questa volta un po’ più a portata di mano. In occasione del Natale decidiamo di raggiungere le varie famiglie disseminate per l’Italia. 

Cambiamo biglietto della nave a un paio d’ore dalla partenza preferendo imbarcarci un po'più tardi ossia alle 22.30 da Olbia piuttosto che alle 17 da Porto Torres: un’ora di tragitto in macchina in più, ma arriviamo a Civitavecchia ad un orario decente e non a notte fonda. 
Cosa non da poco considerando la presenza di una bimba di cinque anni e due anziani.



Che poi santo cielo definirlo viaggio ci vuole coraggio: siamo stipati come sardine, con profumo di formaggio che ti inebria le narici. 
Mia suocera ha ben pensato di trasportare anche del buon pecorino, ovviamente non messo  sottovuoto. Pareva brutto. E vuoi non portare anche del pane carasau? 
Il rischio che arrivi sotto forma di farina è altissimo. Ma siamo temerari. Non diciamolo a nessuno poi che nel cofano abbiamo, tra un regalo e l’altro, il polpo in agliata. Insomma il meridionale o isolano che si sposta lo si riconosce nell’animo. 
E noi orgogliosamente lo siamo.
Che poi uno non ha paura di non trovare cibo. Ha solo la presunzione di pensare che il suo prodotto sia ineguagliabile. Però ragazzi noi ridiamo e  scherziamo, ma voi il pane carasau di Corda lo avete mai assaggiato? Credo di no, altrimenti non saremmo qui a parlarne....
Ma questa è un’altra storia…
Tappa fissa nelle nostre “incursioni” romane è il 325 Tor Vergata a Roma
https://www.facebook.com/clubesse 

Giochiamo in casa e per noi Clubesse è un po’ famiglia. Le camere sono semplici, riscaldate e fornite di ogni confort. Il materasso comodissimo. Ciliegina sulla torta sono i cioccolatini appoggiati come benvenuto natalizio sui teli che fanno apparire immediatamente un sorriso sul volto di Elisabetta. 
Passeggiamo tra i vicoli di Frascati alla ricerca dell’ultimo regalo, uno Spritz da MoQuè nella centralissima Piazza del Mercato (il proprietario ci avvisa che stanno chiudendo- è il 24 dicembre e sono le 19- ma è davvero gentilissimo e ci propone delle alternative al solito Spritz) e siamo pronti per il cenone della Vigilia.





Questa volta abbiamo optato per una soluzione intelligente: tramite un’App prenotiamo lo chef a domicilio. Nessun pensiero nel preparare il menù natalizio, nessuna paura di far brutte figure davanti agli altri parenti per un piatto mal riuscito, nessuna ansia da prestazione, ma soprattutto ceniamo all’unisono come se fossimo al ristorante con la comodità di casa tua ritrovandoti però a fine cena la cucina pulita (e cosa non da poco i bambini giocano nel loro “habitat naturale", conoscono i giochi, gli spazi e disturbano poco).








Due ore circa di strada e la mattina del 25, dopo una semplice colazione, arriviamo a Baronissi, fuori Salerno, pronti per il pranzo campano. Sia mai che ci assalga un improvviso calo di zuccheri…




Portiamo dei prodotti da casa così l’aperitivo risulta un mix sardo-campano di pecorino, salsiccia, Casatiello e bocconcini di bufala per sgrassare. Proseguiamo con ravioli di ricotta e friarielli in bianco o al sugo, salsiccia, cotiche, involtini rigorosamente al sugo, cosciotto di agnello, friarielli e salsiccia. Mandarini e panettone artigianale, rafiolo e altri dolci campani. Aiuto datemi un digestivo potente..





Non puoi pensare di venire vicino Salerno e non passare per la villa comunale dove il giardino è decorato con luminarie che richiamano turisti dalle zone vicine. Gli occhi delle bimbe sono felici e carichi di gioia, ma in fondo anche i nostri. Rispetto a qualche anno fa le luminarie sono meno entusiasmanti, ma siamo nel periodo del risparmio energetico e quindi ci accontentiamo.







Passeggiamo per i vicoli di Salerno, ci perdiamo girovagando e facendo fotografie a destra e a sinistra. Qualche bancarella natalizia, ogni tanto un negozietto locale aperto, tanti bar con amici che hanno voglia di brindare e scambiarsi gli auguri, musicisti di strada fino al grande albero di Natale illuminato. 



Il tocco magico lo da però quello che ricorda l’albero della vita sotto un cielo stellato.






Nessuno ha fame, ma dobbiamo ascoltare le esigenze delle bimbe che sono con noi e ci fermiamo con l’idea di bere qualcosa. Trovare posto per 9 persone non è facile, ma siamo fortunati e ci accomodiamo nella “pizzeria la Smorfia” (vedi profilo 
https://www.instagram.com/pizzerialasmorfia/ ). 
Anche quando non hai fame, in una pizzeria napoletana, lo stomaco ti si apre per forza tentato da fritti, frittata di pasta, calzone con scarola, pizza fritta e chi ne ha più ne metta. Un cantore di strada ci suona qualche canzone partenopea e si ferma a scambiare quattro chiacchiere con noi. 












In questa zona trascorriamo una sola notte così abbiamo optato per il B&B dei Rota Mercato a Mercato San Severino. 
Semplice, un po’ antico, ma pulito e ben organizzato. 
(la recensione la puoi leggere qui:
https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g1076280-d20063817-r872905318-B_B_dei_Rota_Mercato_San_Severino_Salerno-Mercato_San_Severino_Province_of_Sal.html).
Una volta arrivati il proprietario telefonicamente ci fornisce di codice per recuperare le chiavi. Sul tavolino in camera dei ticket per la colazione del giorno dopo da consumare in un bar vicino, ma noi siamo nelle mani di parenti campioni d’ospitalità e ci tengono che nulla sia lasciato al caso quindi caffè, cappuccini, paste di ogni genere da Groc a Baronissi. 





45 minuti di viaggio e arriviamo al Porto di Napoli. 
Lasciamo l’auto in un parcheggio a cielo aperto, ma a pagamento. Presi quindi i biglietti e un piccolo bagaglio a mano con il traghetto arriviamo a Procida (circa 45 euro a tratta per una famiglia composta da due adulti e una bambina di 5 anni). 

PROCIDA: L’ISOLA DI TROISI, L’ISOLA DEL CINEMA








Quattro chilometri di perimetro e costeggi tutta l’isola. 

Oggi è Santo Stefano, un giorno di festa quindi la maggior parte dei negozi è giustamente chiusa. Passeggiamo per arrivare al nostro albergo: la Vigna, un hotel a quattro stelle. 

L’isola non offre molto altro, nella nostra ricerca infatti la decisione finale è ricaduta su questo in quanto gli altri sembravano vere e proprie bettole. Magari non siamo stati abbastanza bravi nel cercare bene, o forse più probabilmente quest’isola deve fare meglio i conti con i servizi turistici.











Se vuoi leggere la recensione la trovi qui:
https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187787-d655069-r872915353-Albergo_La_Vigna-Procida_Province_of_Naples_Campania.html
Perdersi per le vie di Procida ha un non so che di romantico. Siamo a fine dicembre, ma fa molto caldo e nella piazzetta dedicata a Massimo Troisi a Cicorella -dove hanno girato una scena del noto film “Il postino”- sembra che ci sia quasi un microclima diverso. Al volo prendiamo un mini taxi- una sorta di ape richò - per raggiungere la spiaggia del Postino. C’è poco sole, ci rilassiamo una mezzoretta e rientriamo verso il centro dove mangiamo con estreeeeemaaa calma (e non per nostra scelta) un panino buono, ma senza lode, nell’unico bar aperto.











A cena, consigliati dalla nostra albergatrice, abbiamo scelto tra una rosa di ristoranti, il “Gazebo”. Luogo un po’ dimenticato e poco moderno nella zona del porto, ma estremamente piacevole e se vi capitasse di passare da queste parti non dimenticatevi di ordinare il fritto di calamari: davvero molto buono.
(Ecco la mia recensione su tripadvisor: 
https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187787-d3340707-r872916598-Il_Gazebo-Procida_Province_of_Naples_Campania.html)









NAPOLI NON E’ UNA CITTA’, E’ UN MONDO


Abbiamo lasciato Napoli e i suoi rioni come ultima tappa di questo nostro giro campano perché decisamente più impegnativa. Camminiamo per i vicoli assaporando un po’ di vita locale decisamente folkloristica. In realtà Napoli ce la ricordavamo proprio così. Profumo di street food che ti obbliga ad aver fame ad ogni ora della giornata: babbà, pizza fritta, frittata di pasta, dolci che hanno dimensioni poco dietetiche. Prima tappa obbligatoria il caffè da Gambrinus: già entrare in questo antico caffè ha qualcosa di magico. 









Arriviamo davanti al murales dedicato a Maradona dove si accalca una folla di fans in venerazione del “Santo patrono della città”. 




Girovaghiamo per i quartieri spagnoli mentre affiorano nella mente le immagini di Gomorra sperando di non rivivere nessun episodio. Ci fermiamo finalmente verso le 14.30 nell’Antica pizzeria Port’Alba con la scusa che nostra figlia è letteralmente stanca di camminare, ma una sosta la facciamo volentieri. Personalmente mi aspettavo un pizza sublime e sono rimasta leggermente delusa. Ma non è l’opinione di un unico commensale a decretare la bontà del locale.


(la mia recensione:

https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187785-d1091054-r872990302-Antica_Pizzeria_Port_Alba-Naples_Province_of_Naples_Campania.html )



Un giro finale, molto affollato tra i presepi dell'Armeno e rientriamo stanchi, ma soddisftti verso il nostro parcheggio. 





Un'altra avventura e altri km ci aspettano.



















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