Venezia è il posto dove navigano i violini

 Venezia è il posto dove navigano i violini



Ma non spendiamo troppo per restare in Italia? Venezia? Con quei soldi potremmo visitare una capitale Europea…si però arrivano da tutto il mondo per vederla…e poi Eli non ricorda di essere stata in treno, tu vedresti Venezia, io non me la rammento perché ero piccolina…ma sì dai non facciamo gli italiani medi: spendere per i viaggi va bene a prescindere che sia Italia o estero… 

Fu così che da Roma Tiburtina in 3 ore e 50 (teoricamente perché Italo accumula 50 minuti di ritardo, colpa dei lavori lungo la linea..) arriviamo a Venezia S. Lucia. 

Non ricordo di essermi mai emozionata così, a prima vista. 

Di solito quando arrivi in una stazione ti aspetti traffico, pullman, panorama poco interessante. 

Sono circa le 17, l’imbrunire del 28 dicembre. 

Lucine accese, il canale, le gondole che passano con il loro ritmo rallentato.

Atmosfera magica, romantica che ha un non so che di gotico. 

Il ticket per il vaporetto costa decisamente di più  rispetto al biglietto del tram o dell’autobus al quale ero abituata a Milano: 9 euro e 50, ma vale 75 minuti. Decidiamo così di comprare due 2 days tickets, in questo modo per due giorni non abbiamo pensieri ( e a ripensarci avremmo potuto comprare quello per 3 giorni). Elisabetta non paga, il costo del biglietto parte dai 6 anni.

Il nostro albergo rimane vicino a Piazza San Marco e seguendo le indicazioni dell’albergatrice scendiamo a Rialto. 



Ci incamminiamo tra le varie calle, navigatore alla mano salendo e scendendo da un ponte all’altro arriviamo facilmente al nostro albergo, davvero centralissimo.. a tre minuti da piazza San Marco. L’albergo non saprei definirlo, sicuramente in stile veneziano, ma non secondo le nostre aspettative: Ca’ della Loggia. Mi riservo però di parlarne dettagliatamente altrove.

La gentilezza del personale sicuramente è la nota positiva.

Ma un albergo lo paghi e ti aspetti quindi dei servizi all’altezza delle tue spese. Diciamo che ci sono diversi punti dolenti, ma è inutile elencarli qui. Lasciamo i bagagli e usciamo subito alla scoperta di questa meravigliosa città. 

Luci colorate ci dicono che stiamo andando nella direzione sbagliata, ma noi imperterriti capiamo quale sia la destinazione e per azzittire un pochino la piccola viaggiatrice proseguiamo arrivando alle giostre.

Qualche giro di divertimento e ci fermiamo per una aperitivo in un locale che ci ispira. Presentimento corretto: un paio di spritz e qualche cicchetto per placare la fame è ciò che ci serve da “Basegò -bar cicchetteria caffè.  I ragazzi sono davvero gentili e  il loro aperitivo è super (recensione su tripadvisor https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187870-d10100589-r873298734-Basego-Venice_Veneto.html?m=19905).

Proviamo a fare un paio di telefonate per vedere se c’è posto per cena, ma ci siamo svegliati tardi, così optiamo per un sushi nel ristorante di fronte. Buono, ma sembra un All you can eat con servizio a la carte. E di conseguenza anche il costo lo è. 



Il 29 dopo aver fatto colazione decidiamo di visitare le isolette.





Il nostro ticket ci permette di salire e scendere sui vaporetti senza problemi così ci sembra un’ottima idea.



 







Prima tappa Burano che con le case colorate dona un’atmosfera da cartolina. Ci fermiamo a mangiare in un un bistrò, "In Riva". Un fritto, qualche polpetta di carne e la birra soddisfano il nostro stomaco.






Elisabetta si è rifocillata e siamo pronti a proseguire il nostro cammino verso Murano. Pioviggina e non avendo prenotato una guida per visitare le fabbriche del vetro girovaghiamo senza una meta precisa. Elisabetta ogni tanto cede e quando il tragitto è un po’ più lungo ne approfitta per un sonnellino ninnata dal dondolio del vaporetto. 

Con i piedi leggermente indolenziti e le gambe stanche ci dirigiamo verso l’albergo fermandoci quasi per caso nella libreria Acqua Alta. L’avevo annotata nei miei appunti seguendo alcune pagine su Instagram e la mia curiosità viene soddisfatta.



Ci fermiamo un paio d’ore in camera per riposarci. 

La cena l’abbiamo prenotata la sera prima (siamo stati più furbi). Siamo in zona Mercato del pesce e arrivando in anticipo ne approfittiamo per fare il solito aperitivo..per aprirci lo stomaco. 



Come se la famiglia Spiga ne avesse bisogno….
Pescaria, una piccola cicchetteria sull’angolo di fronte al nostro ristorante sembra fare al caso nostro. Trascorriamo così una mezzoretta e siamo pronti per la degustazione alle “Poste Vecie” (Se vuoi sapere cosa abbiamo mangiato segui il link https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187870-d1088037-r873298190-Antica_Trattoria_Poste_Vecie-Venice_Veneto.html?m=19905).

Forse questa potremmo definirla la nostra cena di capodanno visto il conto, ma ne è valsa la pena. 




Elisabetta colora e ci obbliga a un paio di partite al gioco dell’Oca in formato portatile, ma avere una bambina in viaggio comporta qualche piccolo compromesso e questo lo considero piacevole.

 


Dopo aver speso una buona oretta per programmare il percorso del giorno seguente, un sonno ristoratore (avrei qualche nota al riguardo visto il finto formato King size del lettone e l’assenza di un letto per Elisabetta, ma non vorrei risultare troppo pignola) e siamo pronti per l’ultima giornata piena: il 30 dicembre. 

Prenoto (e compro online) il biglietto per salire sulla scala Contarini del Bovolo, a cinque minuti dal nostro albergo: da qui si gode una vista alternativa, ma pazzesca di Venezia. 



Qualche foto di rito e poi dritti verso il Teatro la Fenice. 

Siamo indecisi sul visitarlo anche internamente, ma la curiosità di mio marito e i miei ultimi studi in storia della musica ci trascinano letteralmente. Sontuosità, è la parola d’ordine per questo teatro nato più e più volte sulle sue stesse ceneri. Scarichiamo la guida sul telefono, ci accomodiamo in un palchetto, scattiamo numerose foto da varie angolature, compriamo un paio di souvenirs e usciamo verso il Ponte Maria Callas. Un vaporetto preso al volo ci porta alla basilica della Salute, arriviamo fino a Punta della Dogana e riusciamo con soli due euro a fare l’esperienza della Gondola per attraversare il canale (ci saremmo voluti regalare un giro in Gondola, ma spendere 80 euro per mezzora di “navigazione” ci sembrava proprio uno spreco, il tempo poi non è stato nostro amico quindi abbiamo rinunciato preferendo altro). 






Ultima tappa di questa intensa giornata è il Ponte Calatrava o della Costituzione che al tempo della sua costruzione aveva fatto discutere molto. Lastre di vetro e una pioggerella insistente lo rendono scivoloso. Lo attraversiamo avanti e indietro, saltiamo sul vaporetto che offre un giro più lungo (ma più panoramico) e rientriamo in albergo dopo aver consumato una cioccolata in piazza San Marco e aver esaudito il desiderio di Elisabetta di fare un giro anche oggi sulle giostre. 

Doccia calda, restauro per queste profonde occhiaie che mi appartengono dalla nascita e torniamo dai nostri “amici” della Pescaria per uno spritz (Elisabetta sgranocchia solo un cicchetto) prima di cena.

Anche questa volta abbiamo prenotato con The fork. La nostra scelta ricade sull’Osteria del Lovo e, dopo un’attesa di venti minuti e la poca simpatia dei camerieri all’ingresso, la cena prende una piega diversa grazie a un cameriere cordiale e sorridente. 

A volte basta davvero poco. 








Penso di essere oggettiva nelle recensioni, o almeno ci provo. 

https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187870-d15687491-r873359719-Osteria_del_Lovo-Venice_Veneto.html?m=19905

Abbiamo goduto di questa città, l’abbiamo vissuta a piedi prendendo vaporetti che attraversavano i canali, siamo saliti sui numerosi ponti a volte senza meta.

Ora sospiriamo verso la stazione di Santa Lucia con l’aria fresca che ci arriva in faccia seduti in prua sul vaporetto.

Questa breve vacanza è terminata, siamo pronti per la prossima avventura.

“La vita è un viaggio. E chi viaggia vive due volte”. 

e noi abbiamo sempre la valigia pronta..





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