L'avventura di essere mamma, e anche di non esserlo.

L'avventura di essere mamma, e anche di non esserlo.





Da quando sono diventata mamma di una irruente, testarda e meravigliosa bambina, nel 2017, una domanda mi attanaglia: come sarebbe stata la mia vita senza un figlio?Sicuramente per il mio forte desiderio,  incompleta. E in fondo in fondo lo è parzialmente per il fatto di averne procreata “solo” una. 




Ma nessun altro ovviamente tranne noi può sapere quanta pesantezza ci sia dietro quella parola così breve, ma ricca di significati tristi: “solo”.

La difficoltà nell’aver realizzato questo sogno, se pur parzialmente, si amplifica e prende forma davanti alle domande di chi si ostina a chiedermi perché solo una? non avete pensato a dare compagnia alla vostra piccola? La prima risposta che mi verrebbe sono una serie di improperi che nascosti dietro un amaro sorriso risuonano invece così: “eh ci siamo conosciuti tardi, siamo stati già fortunati ad averne una”, “non ho l’età per mettermi alle prese con un altro”, “ci abbiamo provato ma ahimè..”. I più ostili non demordono e allora mi vorrebbero convincere che in fondo non sono così vecchia, gli altri capiscono la tristezza dietro una forzata risposta e fortunatamente mollano il colpo. 

Ci pensavo l’altro giorno quando uno dei mie alunni davanti alla notizia di una nuova sorellina di una compagnetta, ha chiesto con semplicità, all’uscita di scuola, a sua mamma come mai invece non volesse dargli un fratellino o una sorellina. Una doccia gelata per questa mamma: c’è stato un intenso momento di emozione dove un paio di mamme si sono commosse capendo la situazione.




Ecco perché quando mi ritrovo con le mie amiche suppergiù della stessa età, diverse per lavoro, interessi e temperamento, l’unica cosa che posso fare è osservare, ascoltare e stimare. 

Stimare nella loro completa diversità. C’è chi ha provato a calarsi in una realtà canonica, ma l’ha sentita stretta. Quel cliché che la società si aspetta di vedere disegnata su una donna che ormai ha passato i quaranta. Un pò come quando indosso io stessa un vestito attillato, che mi piace tanto, ma non sento mio perché segna le mie già abbondanti forme. Un modo carino per dire che sono in sovrappeso. 

Ecco una di loro ha provato a convivere. Ha cercato addirittura di fare la fidanzata ideale, comprensiva, dolce e affettuosa, ma non troppo. Perché lo sappiamo: il troppo stroppia. Perché lei è così. Ha poi tentato anche di far sua la gioia di avere un figlio. Si è appropriata di un’idea, l’aveva quasi sentita sua completamente, l’ha trasformata in desiderio e aspettativa: una creatura mai arrivata che le ha fatto capire quanto in fondo non volesse quella vita lì. La stimo non perché vorrei una vita diversa da quella che ho. Mi lamento, ma in fondo mi piace essere moglie e soprattutto madre, in tutta sincerità. La stimo perché ha capito che le mura domestiche condivise con un uomo la soffocano. Non vuole, forse per ora, una relazione stabile e, soprattutto, ha capito che non vuole diventare madre. Quanta consapevolezza e forza nel dirlo ad alta voce. Il figlio stava alla mia amica, come l’abito fasciante stava a me. 

Sul fronte opposto c’è chi intorno ai quarant’anni, dopo varie esperienze, ha capito di essere innamorata di una donna tanto da sposarsi e procreare (ovviamene con l’aiuto della procreazione assistita) una coppia di meravigliosi gemelli. Ho sempre invidiato la sua intelligenza, il suo lavoro stimolante, l’arguzia e la sicurezza che la contraddistinguevano fin dai tempi dell’università e questa è stata solo una conferma della donna che per qualche anno ho avuto accanto studiando e che ora, con i nostri tempi di mamme lontane, annovero nel ristretto gruppo di amiche, pur sentendoci poco. 

C’è poi lei, che ha tentato in mille modi di rimanere incinta. L’universo le ha risposto che doveva farsene una ragione o, forse, un marito meno convinto. In lei mi rivedo molto, non tanto per il marito (il mio desiderava quanto me un figlio), quanto per l’accanito desiderio che era diventato quasi un pensiero fisso. Il mio più per la paura di non realizzarlo vista la mia situazione sentimentale dell’epoca. Ma avevo un’idea che rimbombava nella testa: un figlio l’avrei avuto solo all’apice di un amore con un compagno, non per soddisfare un mio personalissimo egoismo. Ma capisco al contempo chi ne desidera uno a qualunque costo, anche senza un futuro padre concreto, ma soprattutto vicino.

Dopo una lunghissima relazione il compagno di un’altra si è reso conto che non era fatto per la famiglia e bla bla bla. Lei tuttora non ha un fidanzato/marito/ compagno. Mi domando ogni volta che la vedo quanto la sua indipendenza l’abbia realmente resa forte e quanto un figlio avrebbe completato davvero la sua persona. E infine le lacrime di un’altra amica, prossima forse alla menopausa, che si rende conto di aver sprecato tempo dietro ad un uomo immaturo, con figli al seguito. Figli che avevano accettato sia lei che l’idea di una famiglia allargata, a differenza dell’ “uomo di casa” che ha capito strada facendo che un terzo figlio in realtà non lo avrebbe voluto. Lei sulla bilancia mette tanta esperienza, una professione che la porta a viaggiare molto, ma il pensiero di non aver generato la riempie di tristezza perché consapevole che sarebbe stata una buona madre, con tutte le accezioni che il termine “buona” porta con sé. 



Ed oggi, in occasione della festa della mamma, queste righe le sento ancora più mie. 

Ma esiste il ritratto della mamma perfetta? Sì. Tante donne che mi circondano, tutte le mamme che ho conosciuto. C’è chi è mamma per la terza volta, chi ci ha provato e nulla, non vogliono arrivare questi figli e ogni volta che ha un’amica incinta sente un pugno nello stomaco e si chiede perché proprio lei sia quella sbagliata. C’è chi ha un bimbo disabile, quella che non vuole sentire la diagnosi del figlio che “forsesignorac’èundeficitdellinguaggioforseunaformadiautismo”. C’è la mamma che urla tanto, poi si pente e sbaciucchia all’infinito il piccolo pargolo, quella che corre da una parte all’altra. C’è chi ricerca  le migliori ricette bio e compra solo prodotti a km zero e quella che compra surgelati. Fategliene una colpa…Chi non ha un lavoro, ma lo vorrebbe per mille ragioni e quella che vorrebbe lavorare un po’ meno per godersi i figli che poi crescono in un attimo e ti sei persa gli anni migliori. Penso che la vita mi abbia dato una grande possibilità, un meraviglioso regalo. 

La prossima volta che incontrate una donna, però, non necessariamente una mamma, non chiedetele perché non ha figli, o perché uno solo o perché due o perché al contrario abbia esagerato procreandone addirittura tre. 

Ogni donna ha la sua storia, non necessariamente la vuole condividere con voi. 

E ogni donna può essere mamma, a modo suo. 

Auguri mamme: che lo siate concretamente, che siate putative, che non vogliate assolutamente averne e preferite i gatti o che al contrario non digerite questa privazione. 

Auguri alle maestre di mia figlia, che conoscono le sfumature del suo carattere come una mamma, che mi hanno aiutata a crescerla in questi tre anni soffrendo con me nei vari momenti tristi e di distacco, come se fosse loro figlia (una di loro così per inciso non ne ha). Auguri alle mie neo 21 mamme che si fidano di me (o forse non lo fanno, ma sono costrette) affidandomi per tante ore e per cinque anni in totale  i loro bambini con la responsabilità che una maestra sente nel cuore. Auguri alle mie colleghe, quella con una forza smisurata, l’altra con una dolcezza imbarazzante, ed è quella che delle tre non ha figli, ma l’unica che raramente alza la voce e che sempre trova la parola giusta per ogni bambino. A mia sorella che è una mamma che si fa mille domande, che pensa di essere sbagliata, ma che lei non si rende conto nonostante sia la piccola, di aver fatto spesso anche a me da mamma…






Auguri alla mia mamma che ha dimostrato di essere una leonessa quando ero piccola, pronta ad andare in prigione nel caso qualcuno mi avesse procurato del male e nonostante io abbia quasi raggiunto i 45 anni, un equilibrio ahimè non l’abbiamo ancora raggiunto.
 






E infine il mio pensiero va a due donne: una mia “collega” che ha perso la mamma non ricordo con esattezza se quando era ancora piccola, ma vedendo la donna che è diventata non oso pensare se la sua mamma le avesse dato altre coccole e abbracci come sarebbe diventata.  E alla mamma di una mia amica, che da circa dodici anni convive con il macigno sul cuore di una figlia morta prematuramente.

Se volete infine farvi due risate, leggete con i vostri bimbi questo libro: “Che fortuna ha la mia mamma”, edizioni a colori di Marie-Agnès Gaudrat - Amélie Graux, Franco Cosimo Panini, 2020.






































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